Rischio legionellosi nei luoghi di lavoro

Rischio legionellosi nei luoghi di lavoro

La legionella è un batterio gram-negativo aerobio di cui sono state identificate più di 50 specie, suddivise in 71 sierogruppi. Quella più pericolosa, a cui sono stati collegati circa il 90% dei casi di legionellosi, è la L. pneumophila.

La Legionellosi è una malattia grave caratterizzata da una elevata letalità. In genere si manifesta inizialmente con febbre, brividi, cefalea e dolori muscolari, seguiti da tosse secca e difficoltà respiratoria, che in alcuni casi progrediscono fino ad una polmonite grave. Quasi un terzo delle persone colpite presenta anche diarrea o vomito e circa il 50% confusione mentale e delirio.

Gli impianti tecnologici a rischio sono molteplici. Le conoscenze attuali hanno evidenziato che possono essere a rischio tutti gli impianti che in presenza di ossigeno interferiscono con l’accumulo e la distribuzione dell’acqua riscaldata a temperature variabili dai 25 ai 45°C; ad esempio:

  • vasche per idromassaggio;
  • piscine;
  • sistemi antincendio sprinkler;
  • valvole e rubinetti in genere;
  • nebulizzatori per lavandini, vasche, docce;
  • apparecchiature per la terapia respiratoria assistita;
  • tubazioni in genere;
  • boiler e serbatoi d’accumulo;
  • impianti di condizionamento (con filtri, separatori di gocce, nebulizzatori, umidificatori a pacco umido);
  • torri di raffreddamento

La presenza del batterio però non comporta necessariamente pericolo per gli esseri umani. Il batterio è nocivo esclusivamente quando è associato ad altri fattori:

  • temperatura dell’acqua dai 25 ai 45°C all’interno delle tubazioni e dei preparatori d’acqua calda;
  • forma dei preparatori d’’acqua calda (i serbatoi verticali sono più soggetti alla contaminazioni rispetto ai serbatoi orizzontali);
  • presenza di biofilm (struttura viscosa di provenienza organica costituita da altri batteri, sali naturali, alghe, in grado di offrire protezione ai microrganismi), microrganismi, scorie, ioni di calcare , ferro, magnesio;
  • accumulo di depositi provenienti dai materiali e la loro corrosione;
  • ambiente aerobico;
  • livello di contaminazione superiore ai 1.000 Ufc/l (Ufc/l = unità formanti colonia/litro: quantità di microrganismi presenti in un litro d’’acqua).

È evidente dunque la necessità della prevenzione della legionellosi – in molti ambienti di lavoro e soprattutto in ambito ospedaliero ad esempio in relazione alla gestione del rischio proveniente dalla mancata applicazione di norme di buona pratica per la manutenzione degli impianti idrici.

Le utenze maggiormente esposte al rischio di contaminazione sono:

  • ospedali, case di cura e riposo (in cui i pazienti ricoverati possono presentare fattori predisponesti quali immunodeficienza e patologie croniche, che li rendono particolarmente esposti);
  • alberghi;
  • campeggi;
  • impianti per attività sportive;
  • asili e scuole;
  • stabilimenti termali;
  • strutture penitenziarie.

Come ribadito da più fonti, per assicurare una riduzione del rischio di legionellosi, lo strumento fondamentale da utilizzare è l’adozione di misure preventive, basate sull’analisi del rischio costantemente aggiornata.
Una corretta valutazione del rischio, da effettuarsi con il supporto dell’impiantista, deve partire dall’analisi di uno schema aggiornato dell’impianto idrico e di climatizzazione e deve tener conto di vari fattori fra cui, per esempio, la fonte di approvvigionamento dell’acqua; la presenza di condizioni favorenti la moltiplicazione del microrganismo (temperatura dell’acqua, presenza di alghe, calcare, ruggine o materiale organico); la vetustà dell’impianto ed eventuali interventi di modifica eseguiti; la presenza di impianti in grado di formare aerosol (soffioni della doccia, filtri rompigetto, ecc.).

Affinché la prevenzione sia efficace, le misure di controllo devono essere messe in atto non solo in presenza di un singolo caso, ma prima ancora che questi si verifichi.
Tutti i gestori di strutture a rischio devono quindi garantire l’attuazione di tutta una serie di misure di controllo, sulla base della valutazione del rischio precedentemente descritta.
Si riportano di seguito, a titolo di esempio, alcune misure di prevenzione e controllo che possono essere poste in atto:

  • Ove possibile, mantenere l’acqua potabile a temperature che non favoriscano la moltiplicazione della Legionella: mantenere l’acqua fredda ad una temperatura inferiore ai 20°C e l’acqua calda ad una temperatura superiore ai 60°C nei serbatoi di accumulo, facendola ricircolare mediante anello di distribuzione con una temperatura di erogazione nei punti più distali superiore ai 50°C.
  • Fare scorrere l’acqua, sia calda che fredda, dai rubinetti e dalle docce per alcuni minuti almeno una volta a settimana.
  • Mantenere puliti e liberi dal calcare i soffioni delle docce e i filtri rompigetto dei rubinetti.
  • Svuotare, disincrostare e disinfettare i serbatoi di accumulo dell’acqua calda (compresi i boiler elettrici) almeno due volte l’anno e ripristinarne il funzionamento dopo accurato lavaggio.
  • Pulire e disinfettare tutti i filtri dell’acqua regolarmente ogni 1-3 mesi.
  • Assicurarsi che eventuali modifiche all’impianto idrico non creino bracci morti o punti con flusso intermittente.
  • provvedere alla manutenzione degli impianti di condizionamento dell’aria provvedendo alla regolare pulizia e disinfezione delle torri di raffreddamento ed dei condensatori evaporativi.

Riguardo alla valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro si ricorda che la legionella è citata anche dal Decreto legislativo 81/2008 e s.m.i. come agente biologico del gruppo 2 (un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori), inserita nell’allegato XLVI. Dunque un agente biologico soggetto all’articolo 271, relativo alla valutazione del rischio biologico.

Per ulteriori informazioni visita il sito: www.fts-sicurezza.it